
Si tratta di terrorismo in senso proprio che, se non ha ancora attinto i livelli criminali più sanguinosi, sembra aver avviato una escalation che può arrivare all’omicidio e alla strage. In casi come questi è meglio essere accusati di allarmismo che dover poi piangere le vittime col rimorso di aver sottovalutato un pericolo reale. Non bisogna dar retta ai professorini che ci spiegano che oggi non c’è l’humus per un movimento rivoluzionario armato o che mancano le elaborazioni teoriche atte a sostenerlo. L’humus degli anni Settanta, le elaborazioni di Renato Curcio e compagni, il trionfo delle ideologie dell’odio e della strategia lucida del partito armato, sono tutti elementi confluiti nel fanatismo di eredi minori ma altrettanto armati e tollerati in ambienti
Secondo Jeff McMahan dell’Università di Oxford, la manipolazione chimerica deve proseguire perché "l’antropocentrismo è morto”. Dopo la selezione del sesso del figlio in vitro, dopo il cannibalismo terapeutico, dopo il “bebè farmaco”, Londra supera l’ultimo Rubicone del suo delirio biologico. Nella tentazione ominide dell’uomo transgenico ci sono molti modi per chiamare gli ibridi: “parahumans”, “animalhuman”, o anche “geep”, l’embrione metà capra metà uomo. L’avventura scientista, che qui ha il volto di un pandemonio straziante, è tale da aver spinto anche Jeremy Rifkin ad affermare che “con la tecnologia chimerica gli scienziati hanno il potere di riscrivere la saga evoluzionistica”.
o politico, nasce con il Movimento Sociale Italiano. È ormai inverno del 1946. L’Italia esce dalla guerra stremata. L’Italia aveva perduto la guerra e ora pagava per avere concepito un equilibrio internazionale fondato sul principio del comune diritto dei popoli alle fonti di energia. La guerra aveva portato nel nostro Paese violenta discriminazione, odio politico, condanna inappellabile. Vi erano uomini in buona fede che avevano agito, offrendo in innumerevoli casi la vita, nella certezza di contribuire agli interessi storici del proprio Paese, avvenire, sicurezza economica, un domani per le nuove generazioni. Era necessario, era urgente, che menti illuminate agissero esponendosi politicamente, nella maniera più disinteressata, nel tentativo di riportare nel Paese una valutazione serena degli avvenimenti, delle scelte, del concetto stesso di avvenire. Un’opera urgente, perché la discriminazione, l’intolleranza, l’odio ideologico portano alla paralisi della vita di un popolo, la maturazione di disegni eversivi, la strada della violenza del più forte.
ebbe costante l’idea primaria della pacificazione tra gli italiani, la ricerca di un elemento coagulante comune, un progetto che superasse le divisioni legate al passato e a tentazioni egemoniche. Era radicato in lui e nei suoi amici il concetto di socialità. Un popolo ha un destino se concentra tutti i propri sforzi nella ricerca dello sviluppo armonico nella parità dei doveri e dei diritti. È vano cercare il futuro se sono preponderanti privilegi e astute manipolazioni, il disinteresse per chi, anche nell’umiltà del lavoro quotidiano offre collaborazione, sia pure modesta, ma in ogni caso preziosa. Ogni uomo — in una visione etica, e vorrei dire, cristiana — ha la sua dignità intangibile, il suo destino.
Con Almirante nasceva una classe politica che nella guerra aveva formato il proprio carattere umano e morale, il senso del sacrificio per il proprio Paese, il concetto della solidarietà. Il Movimento che parlava di linguaggio nuovo della solidarietà tra gli italiani, la pacificazione dopo la tragedia della guerra, la ricerca del sistema più confacente ai nostri bisogni, ebbe il conforto e la collaborazione di una stampa fiancheggiatrice agile, coraggiosa, competente, il «Meridiano d’Italia», «Asso di Bastoni», «Rivolta Ideale», «Rosso e Nero», «Rataplan». Il «Meridiano d’Italia» uscì nel gennaio 1946. Era un settimanale che si rivolgeva agli italiani della produzione e del lavoro. Ma si soffermava anche, con scrupolo, ricerca serena ma meticolosa, sulle pagine oscure di chi aveva o sabotato il sacrificio di coloro che avevano risposto alla chiamata della patria, o aveva approfittato delle drammatiche emergenze connesse al dopoguerra per lucrare in proprio, avventurieri che avevano calcolato di vivere nella violenza e nel delitto, qualche volta con la complicità di apparati attigui al potere. Il «Meridiano d’Italia» era stato fondato da Franco de Agazio, giornalista e scrittore di alto profilo intellettuale e umano. Fu assassinato il 14 marzo 1947 perché le sue inchieste si avvicinavano al nocciolo del problema della rapina in nome di una ideologia. In realtà la Volante Rossa, che aveva portato a termine il delitto, era una banda armata che si era data una identità e che aveva macchiato di sangue il dopoguerra nel Nord.
I suoi articoli di fondo, i suoi corsivi convergono sempre nell’assunto fondamentale che il Paese sarebbe risorto dal dramma della guerra solo se avesse trovato la strada della pacificazione tra gli animi, una religione, se così possiamo dire, della patria comune a tutti i suoi figli. Questa sua prosa densa di pensiero politico e di speranza nelle qualità migliori del popolo italiano, Almirante la diffondeva anche nei periodici dei quali abbiamo parlato. E sarà sempre sorprendente constatare come egli potesse affrontare una tale mole di lavoro intellettuale, politico. Ma questa era la sua personalità, il suggerimento morale della sua coscienza: un lascito luminoso e tremendo, ma nello stesso tempo pacifico e profondamente umano che, nel tempo, dopo la sua dolorosa dipartita, diventerà non solo il tratto dominante di chi continuerà la sua opera, ma anche una diffusissima stima negli italiani, sicché non è azzardato — anzi è largamente ammesso — considerarlo una delle figure più incisive del dopoguerra nel nostro Paese. 
....PICCOLA PROVOCAZIONE:
PER LEI TI FARESTI COMUNISTA?

IO SI!
La Redazione
- Il Giglio -
Crudo, diretto, imparziale.
Questi gli aggettivi appropriati per definire l’ultimo lavoro di Luca Telese,giornalista e scrittore di fama nazionale.
Editorialista de “il Giornale”,malgrado un passato di sinistra,Telese affronta un capitolo buio della nostra storia recente:gli “anni di piombo”. In perfetto stile giornalistico,dal forte carattere investigativo “Cuori Neri” è un’indagine accurata sulla fine drammatica di ventuno ragazzi,età media vent’anni,uccisi tra il 1970 e il 1983.
Ventuno storie di ragazzi morti per aver dato un volantino o per avere vestito in modo “inusuale”. “Fascista!” : Ecco il termine più ricorrente nel libro. Allora usato ndiscriminatamente, d’uso comune per esprimere disprezzo. Essere bollati come tali era estremamente semplice.
I Cuori Neri, giovani del MSI (Movimento Sociale Italiano), morirono proprio per questo: l’appartenenza ad un partito di destra li trasformava automaticamente in un pericolo sociale, da stroncare nel più drastico dei modi. Eppure terroristi non erano. Sergio Ramelli,anni 19, muore per avere criticato in un tema scolastico le Brigate Rosse; Mikis Mantakas,greco,studente di medicina a Roma, coinvolto in un conflitto a fuoco. Era disarmato e di passaggio. Stefano Cecchin, gli sparano perché indossa dei “camperos”, stivaletto in voga tra i ragazzi di destra; peccato lui non fosse di destra. E i processi, lo strazio delle famiglie, le lungaggini burocratiche.
Gli assassini, come Lojacono, latitanti, protetti dai partiti (il celebre “Soccorso Rosso”) al sicuro all’estero e mai pentiti. E talvolta responsabili di delitti celebri, come il caso Moro. L’opera, minuziosa e accurata ricerca storica,diviene testo fondamentale della saggistica sugli anni settanta. Lo stile di Telese è assolutamente piacevole e nel contempo avvincente. Da leggere assolutamente. Luca nel mese di ottobre p.v. sarà gradito ospite del FUAN-AU di Firenze.
di Marco Petrelli
Coord. polo di lettere AU
CURIOSITA' DEL GIORNO!
Mussolini alla Camera: 'Gli ebrei rimarranno indisturbati'
Mussolini dichiara alla Camera: "Questo carattere sacro di Roma noi lo rispettiamo. Ma è ridicolo pensare, come fu detto, che si dovessero chiudere le sinagoghe o la sinagoga. Gli ebrei sono a Roma dai tempi dei Re; forse fornirono gli abiti dopo il ratto delle Sabine. Erano cinquantamila ai tempi di Augusto e chiesero di piangere sulla salma di Giulio Cesare. Rimarranno indisturbati"
da Maurizio Mattei
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Ovviamente preso visione di ciò che sopra è riportato, non bisogna dimenticare gl'errori (orrori) di cui purtroppo si macchiò il regime fascista durante gl'ultimi 4 anni del ventennio (che combaciano con l'alleanza con la Germania Nazista).
Non si può nascondere che le leggi FASCISTISSIME (fortemente volute dall'alleato Hitler) includessero anche norme di regolamentazione raziale del tutto non in linea con il pensiero originale di Mussolini e della rivoluzione fascista.
Con ciò, guai a giustificare ogni atto di antisemitismo (o altro razzismo)!!! Detto questo, credo sia corretto (per dovere di cronaca e giustizia storica) ricordare quanto copra citato, ed inoltre, colgo l'occazione di invitare tutti i neofiti della politica a riflettere sul fatto che spesso, le vicessitudini politiche (dettate dalla smania di potere) e le alleanze sbagliate sovrastano l'ideologia (inizialmente giusta e pura), mutandola, inquinandola e rendendola pericolosamente stupida.
Si faccia dunque netta distinzione (finalmente) tra FASCISMO e NAZI - FASCISMO!
Ai posteri la sentenza.
Grazie

E non mi sto riferendo solo al livello di Ateneo, infatti seppur non siamo riusciti a strappare nessun rappresentante nei vari organi centrali, c’è da dire che ,rispetto a due anni fa,i risultati sono migliorati, e sicuramente questo non fa che darci speranza per le prossime elezioni universitarie, ma soprattutto sono da evidenziare i buoni risultati in diverse facoltà come Giurisprudenza, Economia e Farmacia. In modo particolare, siamo riusciti a spianare la strada in delle facoltà che è risaputo, essere prevalentemente di sinistra ,vedi Architettura. Da aggiungere anche la situazione particolare di alcune facoltà, per esempio Lettere, in cui il rosso è il colore predominante, ma nonostante ciò non noi personalmente, ma i nostri colleghi di Lista Aperta sono riusciti ad ottenere un candidato. E questo non può farci altro che piacere, perché è segno che qualcosa sta cambiando!


Noi toscani godiamo di un grandissimo primato il quale molto spesso viene dimenticato dalla maggioranza di noi, ma che in realtà ci è invidiato da tutto il mondo: siamo stati i primi a togliere la pena di Morte! Scusate se è poco.Il primo a schierarsi nettamente contro questa pratica inumana e contro ogni logica divina, morale e civile, fu il filosofo e giurista Cesare Beccaria
che sosteneva quindi l'abolizione della pena di morte, che non impedisce i crimini e non è efficace come deterrente; si occupò della prevenzione dei delitti, favorita a suo avviso dalla certezza più che dalla severità della pena (principio elaborato per la prima volta dall'inglese Robert Peel). Beccaria sosteneva inoltre, che per un qualunque criminale una vita da trascorrere in carcere con l'ergastolo privati della libertà è peggiore di una condanna a morte, mentre l'esecuzione non vale come monito e deterrente al crimine in quanto le persone tendono a dimenticare e rimuovere completamente un fatto traumatico e pieno di sangue, anche perché nella memoria collettiva l'esecuzione non è collegata ad un ricordo di colpevolezza (non essendo stato seguito il processo). Di fatti le sue testuali parole furono:

Il cinema, una delle più grandi invenzioni dell' Era Contemporanea.
mostrano chiaramente quanto dura ma determinante sia stata la scelta di Leonida e dei suoi spartani: il sacrificio di pochi ha permesso ai molti di sopravvivere e continuare la guerra per la salvezza di una civiltà intera. Concetto che, ovviamente, non può che sollevare critiche e polemiche da parte di chi, in un film, vede per forza uno spregiudicato attacco alla propria cultura.
A questo caso umano si aggiungono quelli degli intellettuali occidentali. Quegli intellettuali che provano disprezzo per la storia della loro civiltà, per quei valori che essi non vogliono sentire propri, convinti che la verità sia altrove, magari tra le macerie fisiche e culturali di piccoli paesi dispotici. Intellettuali che accusano "300" di nazismo, di esaltazione della razza, ma quale razza? Che confondono volutamente Nietsche e le teorie del super ommismo con il nazionalsocialismo. Si, sempre lo stesso brodo.
L’Eliseo ha un Nuovo inquilino: Nicolas Sarkozy! 
Sarkozy porta in Europa. È l’ora di lasciare riposare le “mummie” nei loro musei. Nicolas è una garanzia dunque per il futuro della politica francese, ma non solo per la sua giovane età, bensì anche per i contenuti programmatici che offre e per la riapertura verso il patto atlantico e verso l’America. Un’innovazione degna di nota che crea un’ottima prospettiva per la costruzione di un probabile partito unico di Destra europeo, capace di avere la maggioranza a Bruxelles e capace di farsi sentire proprio lì dove più si conviene, al quale potrà contribuire (finalmente) attivamente anche la politica d’oltralpi da sempre piuttosto restia a qualsiasi tipo di sinergia sia europea che filo – atlantica.
Dunque chi è Sarkozy? È un uomo di destra che non ha paura di parlare a chiare lettere contro le cancrene che infettano il suolo francese; è un politico giovane e che quindi segna una sorta di riscatto per tutti quei giovani politici che hanno voglia di emergere; è la rinascita di una destra francese non più chiusa in una sorta di campanilismo d’oltralpe (che da sempre ha caratterizzato i nostri “cugini” francesi), bensì una destra aperta a nuove alleanze, una destra gagliarda e sicura di se. Sarkozy, in altre parole, è l’uomo del futuro…è l’uomo del domani europeo. Noi di Azione Universitaria ci auspichiamo che tra non molto tempo, possa nascere in Italia quella figura politica di destra che riesca finalmente a mandare a casa tutti i “Matusa” dell’attuale panorama politico, costruendo un partito unito, unico e conservatore contribuendo quindi (insieme agl’illustri colleghi europei) alla diffusione di un’idea destrorsa capace di riscattarsi dal passato, di impegnarsi nel sociale, di essere presente sul territorio in modo capillare e di trattare i problemi con la giusta fermezza che più ne conviene.
Falcone e Borsellino… Borsellino e Falcone. Un binomio inscindibile, come fossero due numeri di una somma dentro il quale tutti ben sappiamo che se anche “cambiassimo l’ordine degl’addendi il risultato non cambierebbe”. Ebbene, quale è il risultato di questa operazione matematica? Il risultato credo sia agl’occhi idi tutto il mondo: è la lotta alla MAFIA. Grazie Borsellino

Due UOMINI,due eroi che hanno risvegliato la coscienza e la voglia di giustizia di una regione intera. Due UOMINI. Così si autodefinivano quando venivano lodati nei più svariati modi dai media; due UOMINI che in quanto tali avevano paura..."l'importante è che alla fine il coraggio prenda il sopravvento" diceva Paolo Borsellino. Il loro compito, la loro missione,la loro lotta al fianco della giustizia e in prima linea con la giustizia, in Sicilia non si è esaurita nel 1992 e non ha conosciuto la sconfitta. Il numero delle manifestazioni nel ricordo di Falcone e Borsellino e soprattutto le strabilianti adesioni a queste ne sono la conferma: per questo motivo l'anno 1992 non segna la vittoria della mafia,ma l'inizio di una serrata lotta alla stessa che non coinvolgerà
più soltanto due UOMINI, soli, ma una moltitudine di persone che ha ereditato il coraggio e gli ideali della vera Giustizia. I manifesti che campeggiavano e ancora campeggiano nelle strade di Palermo tuonano nel silenzio della città più fragorose delle urla del mercato di Ballarò: "Non li avete uccisi! Le loro idee camminano sulle nostre gambe". 
Mussolini dichiara alla Camera: "Questo carattere sacro di Roma noi lo rispettiamo. Ma è ridicolo pensare, come fu detto, che si dovessero chiudere le sinagoghe o la sinagoga. Gli ebrei sono a Roma dai tempi dei Re; forse fornirono gli abiti dopo il ratto delle Sabine. Erano cinquantamila ai tempi di Augusto e chiesero di piangere sulla salma di Giulio Cesare. Rimarranno indisturbati
Come poc’anzi ho scritto, la politica italiana in quest’ultime due settimane è stata profondamente messa dura prova, e come se non bastasse, ha pure dovuto sopportare il trasformismo (degno di una cultura politica classica dei democristiani di bassa leva) dell’On Follini, il quale ha salutato con tanto di pernacchia e dito medio alzato i propri elettori che alle scorse elezioni lo hanno votato convinti che fosse un Uomo di Centro - Destra, ed è passato con il tugurio del centro – Sinistra. Tutto questo casino per cosa? Boh… a poco visto che la “compra – vendita” di senatori come fossero figurine da collezione, è continuata e continuerà nei mesi a venire.
squadra di calcio di serie A, banche ecc ecc… tutta questa galassia di attività finanziarie ha fatto sì che su di lui si puntassero (nel bene e nel male) tutte le attenzioni di televisioni, giornali ed italiani, dimenticando però un altro conflitto d’interessi, ben più grande e più meschino! Le COOPERATIVE ROSSE! Esattamente. L’attuale governo tra le varie liberalizzazioni sta portando avanti una battaglia per liberalizzare lo spaccio ed il commercio di Benzina e di medicinali. Questo ovviamente è mascherato sotto forma di “impegno verso i cittadini”. Un bluff di prima categoria. In realtà si da l’opportunità alle grandi catene come la COOP di poter fare della concorrenza sleale, acquisendo di fatto il monopolio oppure imponendo un cartello ancor più pressante di quello che attualmente vige. Immaginatevi: un benzinaio vende 1 litro di benzina a 2 euro, mentre il supermercato adiacente a 1 euro. Ovvio che tutti andremo al supermercato che però gode di sgravi fiscali ed agevolazioni che il piccolo benzinaio non ha. Questa è concorrenza sleale a casa mia. E la coalizione di governo che ne ricava? Vi lascio lavorare di fantasia. 
Res. facoltà di Lettere A.U.
lo incaricava di reclutare medici di provata fede nazista disposti a realizzare il famigerato “Piano T4”. Un progetto che avrebbe portato alla eliminazione di 70.000 tedeschi, colpevoli solo di essere malati, inutili, dementi, mutilati della Grande guerra. Per loro, e non per gli ebrei, furono inaugurate le mostruose camere a gas; questo ci insegna che quando si iniziano a fare dei distinguo tra chi merita di vivere e chi no, si apre la strada al razzismo ed alla pulizia etnica. Molti oggi obiettano: i nazisti uccidevano con crudeltà senza chiedere il permesso agli interessati. Il governo olandese ha previsto l’applicazione dell’eutanasia anche per i minori di anni 12…chi secondo voi potrebbe chiedere il consenso ad un bambino? Per quanto riguarda Terry Schiavo, chi ha chiesto il suo consenso? Il totalitarismo nasce dove finisce la consapevolezza di ciò che è bene e di ciò che è male. Scrisse Hannah Arendt: "Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione fra vero e falso non esiste più". Il rispetto della vita è un pilastro portante della nostra civiltà. Quando si cominciano ad ammettervi deroghe, ritenendo che alcune vite non siano importanti come le altre, allora si minano le fondamenta del pilastro, finché si arriva al crollo rovinoso. E’ quanto è accaduto col nazismo, che ha cominciato con l’affermare che le vite dei disabili non erano degne di rispetto come le altre. Da qui il passo per l’olocausto è stato breve. Se nella nostra civiltà passa il principio che le vite dei malati terminali o dei feti non sono degne di rispetto, anche noi apriremo la strada per ulteriori deroghe e distinzioni. Da qui il passo per la giustificazione del genocidio o per lo sterminio dei diversi non è poi così lungo. Nessuno avrebbe potuto immaginare che nella civile Europa sarebbero avvenuti l’olocausto del popolo ebraico, né i tentativi di genocidio dell’ex Yugoslavia. Eppure queste cose sono successe, e potranno accadere ancora. Non dobbiamo dunque accettare sbavature o pericolosi distinguo nella difesa della vita umana in tutti i suoi aspetti. Si dice che l’eutanasia è in fondo un atto di compassione verso chi soffre e cerca la morte di sua iniziativa. Dunque, viene da chiedersi, il suicidio diventa moralmente accettabile?
Ma non c’è un’ipocrisia di fondo dietro a questa tesi? In realtà la nostra società vuole allontanare la sofferenza, far finta che non esista, dimenticare che essa è sempre parte della vita. Così non esistono più la solidarietà e la vicinanza con chi soffre, ma solo il fastidio. Chi soffre da solo non può non scivolare nella disperazione e la disperazione conduce alla volontà di morire. Ma se il malato avesse intorno a sé amore, affetto, solidarietà, aiuto? Sarebbe ancora convinto che la vita non valga la pena comunque di essere vissuta fino in fondo? Piuttosto che pensare all’eutanasia, imponiamo nei nostri ospedali una efficace terapia del dolore. Circondiamo di attenzione chi soffre, non abbandoniamolo a se stesso ed alla compagnia del dolore. Aiutiamolo a vivere, non a morire. Di Giovanni Manetti